Il Borgo e la Ruota


Ringraziamenti
Data Martedì, 19 febbraio @ 15:56:14
Argomento Attività dell'Associazione


Era Buio.
Da tempo s’inoltrava per perigliose vie, tortuosi sentieri, con indosso le sue armi, rugginose e il cui metallo non brillava da tempo.


E come poteva, che quantunque vi fosse stata luce, ormai la patina dell’accidia le copriva. La spada, mietitrice di draghi un giorno di antica memoria, ora stava lì, al fodero, stanca come colui che la portava. E ad ogni minuto che passava, egli pensava ad un errore: il suo. Di passati dì, alla luce del fiore di Laurelin, di voci alte, penetranti, il cui suono era come la melodia del vento tra gli alberi dorati, foglie brillanti alla luce, foglie brillanti al suono dei canti.
Ma ora che quella via era presa, un’Ombra calava anche sull’animo…ma continuava a passo strascicato e pesante, che proprio non era, piuttosto era di quegli esseri che aveva sfidato e distrutto ormai troppo tempo addietro.
Era Buio.
Le membra percepivano il primo tremore del freddo pungente. Pungeva davvero, e la pelle lo sentiva, un vento che fluiva in quel luogo informe e indefinito. Gli occhi non servivano, occhi che videro la luce e la bellezza e le vie argentate tempestate di gemme, immaginate dai racconti dei nobili vissuti in terre lontane.
E nel momento della disperazione, della morte di speranza che sperar concede al viaggiatore insensato, nel momento più scuro e difficile, ecco pararsi innanzi a sé una sagoma con una debole luce.
“Chi sei?” la voce sorse dalla sagoma, chiara e penetrante, vibrante, come un terremoto che scuota le membra con forza che non si dissolve con volontà.
“Sono colui che ha viaggiato per te. Ed ora, drago, avrò il tuo sangue.”rispose l’uomo.
“Sangue? Il sangue di un drago ti concederebbe sì la forza, ma la mente rimarrebbe la tua, piccolo e insignificante, arrogante uomo.”

L’uomo estrasse la lama, visibili segni di ruggine sull’elsa e sulla lama, coraggiosa solo a vedersi.
Il drago riprese:
“Vuoi uccidermi…ma non ti servirà. Sono vecchio quanto la tua lama mietitrice di draghi e la vita mi abbandona.” Il respiro si fece lento e pesante. “Il buio che ti circonda è una tua creatura, la vedo, ti consuma, ti vuole e ti terrà con sé, ché la tua violenza e il tuo orgoglio sono di essa il nutrimento primo e ultimo.” La voce del drago era possente e cupa.

L’uomo si scosse e l’animo vide un bagliore. Che il drago avesse ragione? La creatura riprese:
“Torna indietro, ricordati di ciò che eri e avevi, pensalo e poi torna, vivo e vero. Nessuna spada ora ti salverà. Ricorda, e cantami dei tuoi pari. Che nessun canto sia più grande. Ricorda il tuo passato per scoprire il tuo futuro. Trova le parole e canta! E fai in fretta…ché a breve potrei non sentirti più.”

L’uomo cantò…perché le parole del drago l’avevano turbato. E la lama iniziò la melodia, cadendo a terra e tintinnando:
“Drago, ascolta le mie parole, una volta e per tutte. Questo cammino che oscuro fu ed è, volge ora al termine, rischiarato dalle tue parole. Di tutto ciò che ho udito, so che una cosa devo ancor cantare, ed è il mio debito verso alcuni.

E il canto io comincio con coloro che mi hanno iniziato alla tua battaglia, a giungere a te, o drago. Per imparare ora che battaglia con te non ha senso, per imparare tutto ciò che è necessario e che ho perseguito. Tra loro Iliana Ferrero, a capo della casata, che ha permesso a me di giunger qui. E poi Claudia Donnini, colei che prese il mio carico pesante e lo portò fino alla fine. E Cristina, colei il cui nome basta, conosciuto nei più lontani lidi, fautrice della rovina delle ombre della mente, porta luce e chiarezza, porta aiuto e consiglio. Una luce elfica scorre nei suoi occhi, un brillare nelle parole, degne delle casate immortali. Ed Enrico, il cui valore ancora sorpassa le mie gesta e sempre lo farà. Un cavaliere immobile nella gloria e potenza. Se cadi, atterrato e sconfitto, giunge all’aiuto, difendendo il tuo corpo e il tuo onore. Ed Elena, nome ricorrente nell’epica, qui prende forma e sostanza. E’ cosa dura trovare parole decise quanto le sue. Poi Francesca, dalle iridi di ghiaccio. Il suo sguardo vale il silenzio anche dei più arditi. E i compagni d’arme, Alan, compagno di numerose battaglie, Roberto, il guerriero della quiete, Simona, l’amazzone, guerriera di professione, un’altra Simona, la nobile, di vedute alte e onorevoli, Barbara, la retta, che spesso volle cimentarsi nell’impresa di insegnarmi la via diritta, Fausta la lavoratrice, Donato, il cavalier cortese, Marica, Daniela. Senti la mia voce drago? Per loro ora nei tuoi ultimi minuti canto…

Al mio insegnamento profondo, creatore di senso e a coloro che lo hanno costruito con me. Le case bianche e grandi, le sale accoglienti. Coloro che chiamai fratelli più volte e più volte me ne ricordarono il motivo. Per loro elevo note diverse, che si intrecciano formando la melodia di un disegno creatore. E in questo vedo persone, tra cui Don Luigi, Stefano, Jacopo, Marco, Emiliano, Davide, Roberto, Alessandro…e al lato opposto, ma insieme, Chiara, Sara, Francesca, Laura, Bianca, Nicoletta, Michela. Senti la mia voce drago? Per loro ora nei tuoi ultimi minuti canto…

Se di tanti molti si perdono, non tutti si inabissano nel mare buio del nulla. E si ritrovano nel tempo, si ritrovano nel vivere e nella luce, in momenti di gloria e contentezza. Ad essi, pochi, va il mio ricordo nel tuo canto. E alte note costruisco per te e loro, e sono essi i miei compagni: Alessandro, il trovatore che mi diede sorriso in tante occasioni e Matteo, cupo nelle parole quanto luminoso nella propria anima che non vuole. Senti la mia voce drago? Per loro ora nei tuoi ultimi minuti canto…

Quando ero solo un piccolo, scudiero e inesperto, nel mondo giravo con cavalieri più grandi di me. Ed essi mi insegnarono le arti e la guerra. E in essi crescevo e in me loro vivranno. E con me altri apprendisti. Quando imparavo, in passato remoto e in quello prossimo, io ricordo, cantando note profonde e che penetrano la foschia del tempo, i miei compagni e i miei mentori. Siano essi antichi o appena passati…compagni d’insegnamento. Senti la mia voce drago? Per loro ora nei tuoi ultimi minuti canto…

Nei viaggi, lunghi e pericolosi, incessanti, trovai ristoro in un villaggio. E qui persone mi accolsero e mi fecero loro. Qui in ricordo del loro essere canto a te, o drago, in note melodiche e variabili, altalenanti, gioiose e armoniche. Sono con Medio, del suo sangue, e io li conobbi Umbi, Dave, Luke, Phil, Cesco. Anche Jedi si chiamano essi, e mi presero con loro. E un’altra casata, di Filippo, conobbi. E’ egli un cavaliere rispettato. E con lui altri suoi amici. Riconoscenza e ricordo. Senti la mia voce drago? Per loro ora nei tuoi ultimi minuti canto…

Viaggiatori di vocazione e camminatori instancabili, un gruppo di pellegrini conobbi. Essi vagavano per le vette alte e terribili, sfidando la solitudine conoscendola, vivendo la roccia nella sua interezza e solidità. Insegnano imparando, leggendo segni che uomini hanno smesso di leggere, Martore di Rigollo, con cui ho imparato il tempo, vivendolo. Per loro intono una nota acuta che arrivi alla più alta vetta, armonica e tranquilla. Tra loro Alexander e Sebastian. Senti la mia voce drago? Per loro ora nei tuoi ultimi minuti canto…

Persone amiche si riconoscono in anni passati a viaggiare. E tra esse sì mi ricordo di una dama anch’essa combattiva, al cui ricordo sorrido e alzo una nota semplice e vibrante. E’ ella Luisita, dalla pazienza e costanza. E tra i compagni ricordo anche un guerriero barbaro, il nome Gianluca, esploratore di sotterranei, valente del combattere. Senti la mia voce drago? Per loro ora nei tuoi ultimi minuti canto…

E se alcuni si perdono nella nebbia, altri si trovano e si scoprono. Ed è così che nel mezzo del mio peregrinare e della mia ricerca, giunsi al Borgo della Ruota. Tetti svettavano e la ruota del sale girava. Persone frizzanti, compagni di avventura. Con essi vissi tempo e vivo tuttora, ché con loro passo parte dello svago. Alcuni sono compagni, altri cavalieri come me. E le note che elevo dalla mia voce sono vorticose, confuse, ma con uno schema preciso, che lì in quel borgo vivono forze oscure che spesso creano un Caos geniale. E in tutti ricordo Marco, il progettista e cartografo del re e Michele, il mio primo apprendista, veloce all’ira quanto al pensiero. E con questi vi sono Francesco, il trovatore, Corra, mercante dalla voce netta, Beno, Tino, Andrea, Paolo, Grogno e molti altri. Contatti con essi ho avuto, e li ricordo nella luce. E nella luce li voglio vedere. Senti la mia voce drago? Per loro ora nei tuoi ultimi minuti canto…

Un cavaliere passa da solo le sue battaglie, con la sua forza e il suo coraggio, ma in verità senza alcuno che dia forza tutto è inutile. E canto note tintinnanti, la cui eco si spegne nel profondo del buio, un suono lieto di ciò che fu per Giulia. E tuttavia una dama in fine del viaggio, prima di inoltrarmi nel buio, prima che prendesse corpo l’oscurità, sentii con voce chiara. Di lei ho portato il colore in battaglia. E canto note appena udibili, di quanto lontana lei è, un luccicare nel buio, e il suo nome è Giorgia. Senti la mia voce drago? Per loro ora nei tuoi ultimi minuti canto…


Ma certo, o drago, lascio alla fine del canto un verso speciale. Che in fondo sta e in fondo resta, ma non per dimenticanza o poca importanza, sicché per giusta e degna fine del tuo consiglio, il canto della mia vita. E infine, il mio sangue, quello che scorre in me, il mio carattere, il mio essere, me in tutto e per tutto. La mia famiglia. E per loro canto note potenti e maestose, della grandezza della casata, una piccola nota di tristezza per renderla più perfetta. E qui ricordo i cugini tutti, i nonni, gli zii. E mio padre, cavaliere prima di me, a te canto un grazie, a te canto al drago del ricordo la riconoscenza. Che arrivi il mio urlo, voce nella musica. E mia madre, sostegno solido, cura della casata. A te canto al pari la gloria, canto il mio grazie e lo urlo affinché tu lo senta.
Drago la mia ultima nota, liscia come il mare calmo, penetrante nel tempo, indagatrice nei ricordi e in ciò che ho, culla prima di dormire, nota spenta e lontana, ma udibile per sempre, la canto per Lino, così lo chiamavano, ché il suo ricordo mi segue e mi parla, il suo consiglio mi è vicino, i suoi racconti in me sono. Senti la mia voce drago? Per loro ora nei tuoi ultimi minuti canto…”

E la nota si spense, un’eco nel luogo buio, e il drago sentì tutto. Ma non era più tempo di parole e suoni, ma di riposo. E il drago del consiglio si spense e con esso la debole luce. Questa enorme creatura dalla saggezza antica lasciava l’uomo, solo. E intorno non era più tenebra. E intorno era un inizio luminoso.

E fu Luce.



Questo Articolo proviene dal sito Il Borgo e la Ruota
http://members.multimania.co.uk/ilborgoelaruota/

L'URL di questo articolo è:
http://members.multimania.co.uk/ilborgoelaruota/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=256